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1914-1915

1914

Dopo che il 28 luglio 1914 scoppiò la Prima Guerra Mondiale e ne seguì la mobilitazione generale, Theodor Freiherr von Kathrein (Presidente del Tirolo), “come primo tiratore del Tirolo” (Oberschützenmeister) fece un appello ai k. k. casini di tiro e società dei veterani richiamandoli alle armi.

 Joly Wolfgang, Standschützen

Agli inizi di settembre 1914, in un appello integrativo, si specificò che gli interessati dovevano essere tra l’età di 19 e 42 anni compiuti, sempre che non fossero già arruolati in un’unità combattente. Si chiese inoltre a tutti quelli che non fossero ancora stati richiamati alla leva di massa di iscriversi nei casini di tiro onde essere in regola con le convenzioni internazionali.

A partire da ottobre/novembre 1914, dopo la pubblicazione delle prime liste dei caduti, l’arruolamento volontario subì una stagnazione.

Negli ultimi mesi dell’anno 1914 venne mandato un ispettore a visitare tutti i casini di tiro, che dovette poi fare rapporto su ogni singola realtà riguardante affidabilità e patriottismo. Nel Trentino, allora già secolare parte del Tirolo, la popolazione era die lingua italiana. Il loro numero viene calcolato in una percentuale di ca. un terzo in rapporto alla popolazione totale tirolese. Pure nel territorio trentino si fondarono già molto prima della Grande Guerra dei casini di tiro. Però la loro collocazione fu maggiore nelle zone rurali che in quelle di città, anche perché la questione venne criticata con veemenza li dove la cittadinanza fu sempre più filo italiana di quella rurale. Di fatto nelle città e nei comuni più grandi i casini di tiro furono molto meno se non inesistenti. Qualche casino cittadino funse persino da ritrovo e copertura a numerosi Irredentisti.

1915

Su tutto il territorio del Tirolo si istituirono delle commissioni di leva che fecero abili molti che in tempo di pace non sarebbero mai stati arruolati. Inoltre si allargò l’età per la leva di massa da 18 a 50 anni compiuti.

Il 9 marzo 1915 il k. u. k. Ministero degli Esteri dichiarò all’ambasciatore italiano che la duplice monarchia era disposta a cedere all’Italia parte del Trentino e dell’Istria in cambio della non belligeranza. Nel Tirolo la notizia si diffuse a macchia d’olio frenando l’euforia patriottica, e in Trentino parte della popolazione non ebbe parole, mentre l’altra parte ne fu sollevata.

Mentre le trattative diplomatiche non portarono ad alcun accordo e così si andò inesorabilmente incontro al conflitto con l’Italia.

A fine marzo, ben poche compagnie erano in possesso dell’equipaggiamento, di fucili e cartucce. Solo quando agli inizi d’aprile le notizie del movimento di truppe italiane a ridosso del confine si accrebbero, ci si mosse. Dal punto di vista politico la chiamata alle armi dei Bersaglieri Tirolesi fu un’incognita; si temeva che questo modo d’agire irritasse l’Italia e la portasse ad un attacco anticipato.

Dopo che l’Italia annunciò la fuoriuscita dalla Triplice alleanza si iniziarono i veri e propri preparativi. Gli “Schützen”abili vennero integrati nelle formazioni da campo e i meno abili formarono i reparti di rincalzo e di sorveglianza territoriale.

Un previsto armamento si ebbe da fare solamente se le unità fossero completamente affidabili. Riguardante l’organizzazione territoriale dei gruppi d’intervento fu specificato che formazioni di madrelingua italiana non dovessero mai ricevere compiti o mansioni autonome, come l’occupazione di passi, gioghi o fortezze, ma sempre in cooperazione con altre unità miste. Pur di non correre alcun rischio, anche dopo la dichiarazione di guerra da parte dell’Italia il 23 maggio 1915, le unità ritenute fedeli vennero impiegate in maggioranza nella costruzione di strade, ricoveri, funivie o trinceramenti. Vennero poste a sorvegliare punti nevralgici nelle retrovie, portare le vivande al fronte e di tanto in tanto fare servizio nelle ridotte avanzate. Se ritenute leali parteciparono anche a combattimenti di prima linea come le formazioni di Ala-Pilcante, o la compagnia Vallarsa-Trambileno, che si dimostrarono combattive come le altre formazioni del Tirolo. Coll’inoltrarsi della guerra la maggior parte delle formazioni trentine furono sciolte, alcune persino dopo poche settimane, solo poche resistettero durante tutto il conflitto finendo la guerra come reparti di lavoratori. Una delle ragioni di ciò fu che i più giovani, raggiunta l’età prescritta, finirono nei reparti di prima linea e i più vecchi, malati ecc. furono congedati.

Riguardanti le armi, al primo giuramento del 1914 gli uomini vennero armati dei propri “Stutzen” da bersaglio. Solamente nella primavera 1915, a causa della generale carenza di armi portatili, le unità furono armate inizialmente con fucili Werndl a monocolpo. Queste armi vennero sostituite ai primi di maggio nei reparti del Tirolo del Nord e Vorarlberg da fucili Mauser tedeschi, modello 1888 (per gli austriaci M1913), e quelli dei tirolesi di madrelingua tedesca a sud del Brennero parzialmente con Mauser sopra citati o Mannlicher di modelli diversi. Per i trentini si mantennero i Werndl e soltanto le unità a ridosso del fronte ricevettero fucili tedeschi tipo Mauser M 1888. 

Fucile Mauser M 1888 (M 1913)

Fucile Mannlicher M 1888/90

Fucile Werndl M 1867/77

Fucile Mannlicher M 1895


 

Mannlicher-Stutzen M 1895
 

Siro Offelli, Le armi e gli equipaggiamenti dell’esercito Austro-Ungarico

Per garantire la riconoscibilità dei Bersaglieri in servizio di guardia, predisposto già nell’inverno 1914/15, si aggiunse al vestiario borghese o costume regionale una benda giallo-nera sul braccio sinistro per il Landsturm austriaco oppure una benda bianco-verde se si trattava del Landsturm Tirolese.

Bende O bracciali - Archivio Mederle, Bressanone


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