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Le Fortificazioni sul Monte Nagià Grom

La sporgenza pronunciata del Monte Nagià Grom gli assegnava i vantaggi di una fortezza naturale, rinforzati da una potente organizzazione.
Gran parte delle opere più significative realizzate unu secolo fa sono ancora intatte o stanno per essere recuperate dai nostri alpini.

Il monte era coronato da tre linee di trincee scavate nel terreno o nella roccia e collegate tra loro da camminamenti per gli spostamenti delle truppe in sicurezza. La linea più avanzata circoscriveva la base del monte, quella mediana il pendio di mezzo mentre quella più arretrata passava proprio sotto la cima. Talvolta le trincee non presentavano un andamento lineare bensì spezzato cosicché, nel caso di scoppio di una granata, il raggio di deflagrazione sarebbe stato meno ampio, con notevole vantaggio per la protezionedei soldati in trincea.
Sulla linea più esterna, a ridosso dello strapiombo che sovrasta la piana di Mori, era stato costruito un avamposto in cemento ben fortificato con postazione per mitragliatrice e tutti i servizi per la truppa. Il sentiero di accesso al monte era controllato da una postazione in caverna.
Sul cocuzzolo di vetta era stato realizzato un osservatorio in parte interrato collegato con dei camminamenti ad una serie di bocche che guardavano in tutte le direzioni. Appena sotto la cima, in località Pozze Basse, fu scavata nella roccia, con l’ausilio delle mine, una grande caverna le cui feritoie dominavano la Valle del Cameras. All’entrata della grotta si trovano ancora oggi i resti di un’effige austriaca con le ali dell’aquila stilizzata, stemma della compagnia polacca qui dislocata. Sembra che gli austriaci, prima di ritirarsi, fecero saltare la caverna. L’esplosione spezzò e sollevò per alcuni centimetri la parte superiore della grotta, facendola poi ricadere più o meno composta nella posizione originale e lasciando come testimonianza delle visibili crepe lungo tutto il perimetro della caverna.

A nord della cima, in corrispondenza della linea arretrata delle trincee, gli austriaci avevano ricavato nella roccia una grande caverna con finestre, adibita probabilmente a magazzino. Poco più in là, in località Busa dele Anime, a ridosso della linea mediana di difesa, vi si trovava una cisterna per l’acqua potabile nonché il gruppo elettrogeno. A tutte le trincee e le postazioni erano fornite infatti sia l’acqua che la corrente elettrica.
Sul retro del monte, lungo la Busa de Fond che collega Valle San Felice con Manzano, ben protetti dai tiri dell’artiglieria italiana, gli austriaci avevano costruito dei baraccamenti.
Oltre agli alloggiamenti per la truppa e gli ufficiali vi si trovavano le cucine, i bagni e un ospedale da campo.

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