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Principali interventi

L'area attualmente visitabile del caposaldo è frutto di un lungo lavoro di pulizia e ripristino.
La maggior parte degli interventi, concentrati nella parte sommitale, sono stati realizzati tra il 2001 e il 2009.
I primi interventi, iniziati nel 2001, hanno riguardato il ripristino degli accessi al monte, per permettere l'avvicinamento all'area di mezzi e macchinari: la Mulattiera, quasi impraticabile, che dalla chiesa di San Felice sale al Grom, è stata pulita dai sassi e dalla vegetazione che l'avevano ricoperta e il suo tracciato è stato allungato grazie a nuovi tratti scavati in vari punti e ricoperta di massi e boscaglia, è stata risistemata; un ulteriore sentiero che parte dal paese e sale lungo il versante meridionale del monte è stato tracciato e lungo il percorso si sono recuperate le prime trincee.
E' stata ripristinata anche al stazione di arrivo della funicolare usata durante la guerra per il trasporto dei materiali.
In prossimità della cima, in un luogo nascosto dalla boscaglia gli Alpini hanno collocato una baracca di cantiere in lamiera, da utilizzare quale deposito per attrezzi.
A partire dal secondo anno di lavori, si sono resi necessari già i primi interventi di manutenzione dei sentieri e delle strade, migliorati e messi in sicurezza dei tratti più impegnativi.
Sono proseguiti poi gli interventi di disboscamento, di scavo di materiali franati, di pulizia di altri tratti di trincea.
Si è provveduto inoltre a collocare delle panche e dei tavoli per il ristoro in alcuni punti panoramici.
Il 2003 ha visto un buon avanzamento nel ripristino delle trincee principali del monte e da questo momento in poi, molti tratti sono stati sottoposti solo a manutenzione ordinaria, un lavoro che comunque richiede costanza, poichè si vuole evitare che al rapida crescita della vegetazione rischi di cancellare quanto fatto.
Nel corso dell'anno è stato terminato il recupero della trincea con vista su Valle San Felice e in autunno è stato disboscato l'ultimo anello di trincea che circonda la cima a difesa dell'osservatorio.
I lavori previsti dalla convenzione tra Alpini e Comune di Mori si concludono in anticipo.
Dato il notevole valore storico dei ritrovamenti, si decide di prorogare la più ampia zona pianeggiante che porta alla creazione di una radura per raduni e feste campestri; la sostituzione della vecchia croce in legno sulla cima con una nuova costruita da Franco Bertolini con putrelle di ferro originali dell'epoca ritrovate durante i lavori. Spettacolare e avvincente fu la costruzione del basamento della stessa, per la quale si si avvalse di una teleferica improvvisata, ideata dagli amici di Manzano, che la resero possibile e funzionante con l'impiego dei loro trattori; si realizzò il pennone in ferro per l'esposizione della bandiera; il proseguimento della pulizia dell'anello di trincea di difesa dell'osservatorio nel suo dispiegarsi intorno alla sommità.
Tali opere vengono portate a compimento nel 2004 e 2005.
Gli Alpini a questo punto si impegnano nel voler restituire una visione completa di ciò che il Nagià Grom era stato durante la guerra proseguendo ulteriormente il recupero di manufatti ancora celati dalla terra e dalla vegetazione e difficili da individuare per la mancanza di documentazione storica e fotografica.
In questa fase si mettono in luce nuovi tratti di trincee, vengono svuotate dal materiale alcune caverne scavate nella roccia e si procede con il ripristino delle casematte e postazioni per mitragliatrice e artiglieria posti nel lato sud.
La baracca in lamiera, usata come deposito attrezzi dagli Alpini, è stata sostituita con una in legno che si inserisce meglio nel paesaggio circostante.
Negli anni successivi viene individuato un sentiero abbandonato che da Mori Vecchio porta al Nagià Grom e comincia ad affacciarsi l'idea del suo recupero e messa in sicurezza al fine di creare una nuova via di accesso.
Il sentiero presenta un particolare interesse paesaggistico e storico in quanto, lungo il suo percorso, rivela la presenza di una lunga trincea in roccia, di ricoveri e di postazioni per mitragliatrici.

(Particolare della zona delle cucine, dopo l'intervento di pulizia)

Oltre alla consueta manutenzione del sito, vengono portati a termine alcuni significativi recuperi: è rimessa in luce la zona delle cucine; sono individuati e ripuliti dalla vegetazione alcuni crateri di esplosioni provocate dalle artiglierie italiane del Baldo.
L'intervento più significativo è il ripristino di un osservatorio sul versante meridionale: 
viene resa percorribile la trincea di accesso, ricostruita la copertura in legno, disboscata l'area circostante.
Sono inoltre collocate due croci: una in ferro 
donata dall'amico altoatesino Bruno Dorigatti restaurata da Alex Schwabl della Croce Nera con targa commemorativa dei caduti dei due eserciti e una a ricordo di tre bambini di Manzano morti nell'immediato dopoguerra a causa dell'esplosione di un residuato bellico.

L'area del Nagià Grom viene nel tempo dotata di una serie di indicazioni segnaletiche.
Inizialmente gli Alpini hanno collocato delle tabelle di legno su bali in larice con incise in giallo le località e i percorsi e hanno approntato delle bacheche in legno all'inizio dei sentieri di accesso al monte.

Nel 2006 l'amico Mario Tranquillini, cultore di avvenimenti storici ed esperto alpinista, sprona a por mano alla trincea che da Mori Vecchio si spinge fin sulle falde del Nagià, si collega a quelle esistenti per farne parte integrante. 
Egli quella trincea l'ha ben chiara nella mente e le è anche riconoscente se non altro per avervi trovato riparo con la mamma durante le incursioni dei cacciabomardieri anglo-americani nella Seconda Guerra Mondiale tra il 1940/45.

L'invito fu subito accolto da Francesco. Entrambi avevano già considerato che detto manufatto entrava benissimo in un progetto molto più ampio, da loro vagheggiato da intitolare "Da Mori al Lago di Garda in trincea".

Questa prima parte di tragitto, tra Mori Vecchio e il monte Nagià Grom, è una trincea di grande interesse e suggestività perchè è quasi totalmente scavata sulla parete rocciosa dominante la valle del Rio Cameras, ricca di postazioni e ricoveri in roccia, con arditi passaggi, attraversamenti di forre e stupendamente panoramica. Il suo ricupero si presentò assai arduo. Ma anche in questo evento gli Alpini non desistono: la disboscano, la ripuliscono, la ristrutturano e la rendono percorribile in sicurezza con la posa di cordini, scalette, passerelle che ne fanno a tratti un sentiero attrezzato aggiungendo così un altro gioiello ai già tanti precedenti. 


Queste ultime, nel 2009 sono state integrate con materiale informativo e pannelli di tipo storico e topografico rearlizzati in collaborazione col Museo Storico Italiano della Guerra.
Ulteriore intervento, realizzato tra il 2010 e il 2011 dal Servizio Conservazione della natura e valorizzazione ambientale, ha portato alla sistemazione della trincea di arroccamento che da Mori Vecchio sale al Nagià Grom grazie alla predisposizione di un sentiero attrezzato, alla posa di scale e cordini metallici nei punti maggiormente esposti o pericolosi e alla generale messa in sicurezza del tracciato.
Fondamentale per tali lavori, la preventiva georeferenziazione con GPS condotta dagli Alpini.

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(Provincia Autonoma di Trento "Rilievo Cucine e Cannoniera")


Il recupero dell'area non si può certo dire concluso in senso assoluto, dato che le scoperte e i rivenimenti continuano: recentemente ad esempio (2011/2012) è stata messa in luce una nuova postazione d'artiglieria e si sono trovate tracce di manufatti ad uso dormitorio e aree per baraccamenti.
Nel corso del 2013 si dovrebbero concludere lo svutamento della cisterna da materiale di


(foto by Giuliana Baldessari)

accumulo con posizionamento di un parapetto, il posizionamento di una copertura sull'area cucine, la creazione di una zona per il collegamento di un monumento , la creazione di un sentiero di visita dell'area dei dormitori.
Il percorso ripulito e recuperato dagli Alpini, richiede inoltre l'indispensabile manutenzione ordinaria, necessaria ad evitare che al vegetazione ricopra di nuovo i manufatti, e che gli alpini si sono sempre impegnati a garantire.
Dopo tante ore passate sul Nagià Grom e tanta fatica, emerge ora un grande problema: l'area da gestire è molto vasta e sta diventando sempre più oneroso per gli Alpini assicurare la propria costante presenza.


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