Tragitto compiuto dai soldati austro-ungarici verso la Galizia

 

Gli strateghi di Francesco Giuseppe ritenevano la Galizia il punto di partenza obbligato di ogni azione contro l’Impero russo.(3)
I combattenti trentini furono mandati sul fronte orientale in Galizia, Bucovina e Volinia. I convogli impiegarono cinque o sei giorni a percorrere i circa ottocento chilometri che li separavano dal fronte. Le truppe arrivavano soprattutto dai valichi di Lupkow e di Jablonika. Scesi dai treni per i soldati iniziava la marcia verso il fronte russo. Le battaglie che vi ebbero luogo furono dei veri e propri massacri. Gran parte dei deceduti trentini in guerra (11.400 secondo i dati più recenti) perse la vita proprio combattendo nelle prime fasi del conflitto o perché caddero prigionieri in mano russa.
In Galizia fu combattuta una guerra simile a quella che si aspettavano le alte gerarchie militari, quella tipica dell’Ottocento fatta di scontri diretti con i soldati armati di sola baionetta, di avanzate e  ritirate, di  marce  senza  fine,  di  grandi  battaglie e  di  molti prigionieri. Questa regione fu sconvolta dalla guerra, che colse di sorpresa la popolazione, costretta ad una veloce fuga. La più pesante conseguenza della guerra fu l’arresto dello sviluppo economico della Galizia: furono distrutti i campi, le vie di comunicazione e pesanti danni subirono anche le opere artistiche e gli edifici.
Verso  la  fine  di  agosto  gli  austro-ungarici  attaccarono  l’esercito zarista in Volinia, ma furono respinti e, a settembre, i russi riuscirono a occupare Leopoli, capitale amministrativa della regione. Poco dopo fu assediata la fortezza di Przemyśl.
Gli austriaci dovettero riorganizzare le loro posizioni circa a 50 km ad ovest di Leopoli, con lo scopo di riprendere la capitale. Dopo la sconfitta nella battaglia di Rawa-Ruska, l’esercito asburgico tentò un secondo ripiegamento verso il fiume San, affluente della Vistola, ma anche questo fallì.

Grazie al supporto dell’alleato tedesco, gli austriaci riuscirono a ricostruire il loro esercito e a ottobre finì l’assedio alla roccaforte di Przemyśl. Questa situazione durò poco: i russi, per alleggerire il fronte occidentale,  passarono  all’offensiva,  con  lo  scopo  di  spingersi  fino  a Vienna. Il coordinamento fra i reparti fu però scarso e i rifornimenti lenti e quindi gli attacchi ebbero poco successo. A dicembre gli asburgici costrinsero i russi ad una parziale ritirata a sud di Cracovia.
Il 1915 si aprì con la volontà austriaca di riconquistare totalmente la Galizia.  Il  lungo  assedio  russo  alla  fortezza  di  Przemyśl  costrinse  il baluardo alla resa. Il 22 marzo 1915 si consegnarono ai russi: nove generali, novantatré ufficiali superiori, 2500 ufficiali e 117.000 soldati semplici.(4) 
I soldati in fuga tentarono di raggiungere i monti Carpazi, luogo di resistenza degli austriaci. Nell’aprile del 1915 la sconfitta austriaca sembrava inevitabile, l’Impero era stato costretto a trasferire parte dei suoi contingenti dal fronte orientale a quello meridionale. Nell’estate del 1916 la Russia passò nuovamente all’offensiva e avanzò di alcuni chilometri verso occidente.
Verso la fine di agosto iniziò un’altra fase del conflitto: guerra di trincea, di posizione. Con l’arrivo dell’inverno e del freddo le condizioni peggiorano e con esse anche il morale. Il 3 settembre i Tedeschi riuscirono a  conquistare la  città  di Riga. In seguito alla Rivoluzione russa e  alla conseguente  dissoluzione dell’esercito russo,  fu  firmata,  nel  marzo  del 1917, la pace di Brest-Litowsk.

I Trentini morti in Galizia sono, stando alle cifre attuali, circa 11.400, cui vanno aggiunti i prigionieri. Le salme non tornarono mai in patria, ma furono disperse in cimiteri di fortuna. I caduti rappresentano il 2,9% della popolazione trentina che in quegli anni era di circa 380.000, il 19% dei richiamati alla leva non ha mai fatto ritorno.(5)

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(3) Pezda J. e Pijaj S., Le principali vicende militari sul fronte asutro-russo (1914-17), in Fait G. (a cura di), Gli italiani d’Austria e il fronte orientale: uomini popoli culture nella guerra europea (1914-1917), Rovereto, Materiali di Lavoro, Museo Storico Italiano della guerra di Rovereto, 1997, p.99.

(4) Antonelli Q., I dimenticati della Grande Guerra: la memoria dei combattenti trentini (1914-1920), Trento, Il margine, 2009, p.85.
(5) Dati forniti da Zadra C., durante la serata commemorativa in ricordo dei caduti della prima guerra mondiale, che si è svolta l’8 aprile 2010 presso l’auditorium di Mori.



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