CONOSCERE LA STORIA E IL TERRITORIO DI MORI-VAL DI GRESTA

Nei suoi sapori, nei suoi vini, nei suoi percorsi, nella sua storia. Solo così si può cogliere il tratto assolutamente particolare di questa vallata trentina, a pochi chilometri dal Lago di Garda, da Rovereto e dalla Vallagarina, da Brentonico e dal suo altipiano. Pochi chilometri che aprono ad un mondo unico, per il suo sviluppo geografico, per i suoi terrazzamenti, per il tempo ancora antico che scandisce la vita dell’uomo sull’orologio sapiente delle stagioni.

La Val di Gresta ha conservato il tratto agricolo dei suoi contadini, artisti sapienti di un territorio plasmato tra fazzoletti ubertosi di terra, e ne ha fatto il motivo principale della sua proposta di vacanza.
Un’esperienza intensa e leale in una valle in cui permane vitale il rapporto con la terra, produttrice feconda di prodotti di grande sapore, e si inorgoglisce per la sua bellezza, da cogliere assolutamente nello sviluppo delle quattro stagioni.

La Val di Gresta è una grande fattoria didattica, per piccoli e per grandi, che all’intimità con la natura sono disabituati, ma di cui avvertono il richiamo simpatico e arricchente. Come il bimbo che scopre il piacere della raccolta e della vicinanza con piccoli animali.

RONZO CHIENIS

PANNONE E VARANO

VALLE SAN FELICE

MANZANO E CORNIANO

NOMESINO

LOPPIO




IL CAPOSALDO

Archiviata la stupenda impresa della ricostruzione della Chiesetta di S. TOME’, sovrastante l’abitato di Nago, che ha dato tante soddisfazioni e riconoscimenti per la bellezza dell’opera finita, pur non trascurando la consueta attività del Gruppo Alpini Remo Rizzardi di Mori nei confronti dei Soci e della Comunità, si fa strada nella mente dei componenti del direttivo, l’idea di realizzare una nuova IMPRESA che susciti l’interesse per il recupero di testimonianze storiche, quasi completamente nascoste, nell’ambiente naturale a noi vicino e con esso mirare alla valorizzazione del territorio che le circonda sia sotto l’aspetto storico, didattico turistico, paesaggistico e panoramico.

Ci si prefissa che l’opera dovrà tener conto di aspetti essenziali:

• Recupero, ricostruzione e sistemazione di una porzione dei manufatti risalenti alla prima Guerra Mondiale del 1914-1918, ormai nascosti e sconosciuti, ubicati in una zona di facile accesso e raggiungibili in brevissimo tempo. In pratica salvare un patrimonio storico che altrimenti andrebbe definitivamente perso e dimenticato;

• Esecuzione del lavoro a regola d’arte allo scopo di ripristinare i manufatti conformi allo stato originale senza aggiunte o modifiche, quindi impiegando solo materiali esistenti sul luogo. Usando quei materiali smottati nel corso degli anni senza ricorrere a conglomeranti, calcestruzzi, mattoni., laterizi e altro;

• Riscoprire testimonianze storiche che tanta importanza hanno avuto nella vita dei nostri nonni;

• Offrire al visitatore la possibilità di ammirare, durante un facile e comodo percorso, la genialità delle opere ricuperate in un paesaggio ricco di bellissimi angoli naturali e stupendi punti panoramici.

Già nel 2000 alla festa del carnevale di Manzano a S. Apollonia, il consigliere Silli Francesco assieme a Bertolini Ivano profondo affezionato conoscitore del monte per avervi trascorso buona parte della sua fanciullezza, procedevano ad un sopralluogo sul monte Nagià Grom in mezzo ad una fitta e intricata boscaglia, alcuni tratti di quelle fortificazioni nascoste e confuse dai franamenti e dalla vegetazione, ne scoprono abbondanti vestigia, ne rimangono affascinati ed entusiasti.

Dopo aver coinvolto anche tutto il consiglio direttivo, si decide di intervenire sul sito prescelto. Solo nel 2001 anche i Patti Territoriali hanno previsto lavori di recupero di trincee in Val di Gresta con spesa stanziata a carico della Provincia di Trento.

A questo punto si convenne: perché non provvedere noi con le nostre mani? Come anzidetto un provvedimento così era già nei programmi del Gruppo: il Monte Nagià –Grom possedeva tutti i requisiti voluti, il lavoro si prospettava affascinante sia per la sua natura che per la disponibilità di noi Alpini i quali offrendo gratuitamente la manodopera dei propri volontari avrebbero consentito all’Ente Pubblico un notevole risparmio economico a beneficio di altri interventi.

Si parte subito nel programmare il lavoro..

Del progetto se ne fanno carico i consiglieri incaricati Francesco Silli, Ciaghi Mariano, Girardelli Franco e Bertolini Franco.

Dopo i primi sopralluoghi e la conseguente programmazione Silli predispone le domande di autorizzazione a procedere al Comune di Mori, agli organi competenti della Provincia, al Museo storico della Guerra di Rovereto e all’Ispettorato Forestale.

Al Comune di Mori si chiede l’assegnazione delle attrezzature occorrenti dal momento che il lavoro verrà eseguito nella quasi totalità manualmente.

Si chiede inoltre un contributo in denaro per l’acquisto dei molti materiali di uso corrente e non da ultimo per sostenere le spese di approvvigionamento dei viveri e bevande da rifocillare i numerosi volontari durante le indispensabili pause del faticoso e impegnativo, ma anche ricco di soddisfazioni, lavoro domenicale.

Si riesce a riunire un meraviglioso gruppo di volontari fra i Soci ed Amici di Manzano, San Felice e Mori e con essi, nella primavera del 2001, si inizia il lavoro che domenica dopo domenica si protrarrà per anni scanditi anche da momenti di gioia e di festa per i risultati raggiunti.

Queste trincee sono visitabili grazie al lavoro di ripristino, fatto dal Gruppo ANA (Associazione Nazionale Alpini) “Remo Rizzardi” di Mori.




COME NASCE UN MONUMENTO ….

A Mori, e più precisamente sul Monte Nagià Grom situato in Val di Gresta, viene eretto un monumento a quei Tirolesi che come Standschützen combatterono per la Patria e libertà.
L’Artista Rudolf Berti – Il Tirolese – è stato incaricato della sua esecuzione artistica e di e di erigerlo poi in collaborazione con i Welschtiroler Standschützen Gruppo Trentino ed il Gruppo Alpini di Mori.

L’aquila che ornava le uniformi degli Standschützen Tirolesi, riprodotta in bronzo fuso, verrà incastonata nella parte superiore di una bellissima pietra chiara, quasi calcarea. Nel testo bilingue, scritto in italiano e tedesco, si commemora i combattenti.

Il monumento verrà eretto nei mesi autunnali 2012, la data dell’inaugurazione si è dovuto rimandare per domande private ma sembra che farà l’ultima domenica di maggio 2013.

Descrizione della pietra

Il monolite sembra diviso in due parti: quella sinistra assomiglia a una veduta aerea di un paesaggio di collina, mentre quella di destra sembra ispirarsi a un paesaggio montuoso.
Proprio nel centro del sasso si demarca la divisione come se fosse il fronte di due nazioni che combattono.

Nel basamento rivolto verso trincea si possono notare delle inclusioni di colore rosso curo.
Sembra quasi che il sasso si sia intriso come una spugna del sangue versato. È così che vuole ricordare i sacrifici fatti in questo luogo nell’adempimento del dovere richiesto ai soldati.

La Nascita del Monumento

Nella parte superiore della pietra commemorativa viene incastrato un’aquila di bronzo.

L’aquila è stata modellata e fusa da Giuseppe Rama su incarico di Graziano Simonini e Mauro Ciaghi dei Welschtiroler Standschützen. È a loro che si deve ringraziare se è stato possibile commemorare quei soldati che in quei posti hanno faticato e versato il loro sangue per la Patria. Per loro è stato un profondo e sentito dovere il poter fare di persona alla realizzazione del monumento.

La dedica viene prima disegnata e incisa sulla pietra e poi scolpita a mano.

La vivacità e dinamica della scritta scolpita a mano non potrà mai, nemmeno in lontananza, essere eguagliata da un’incisione a macchina.

L’incisione definitiva della base.

Adesso mancano solo gli ornamenti in argento pregiato.




UN PO DI DATI

SCHEDA D’INTERVENTO

Tipologia:

Caposaldo austro-ungarico Lavori: Ripristino e manutenzione del caposaldo austro ungarico del Nagià Grom;

Intervento:

 Concluso Committente: Gruppo Alpini Mori “Remo Rizzardi” Referente: geom. Francesco Silli Proprietà: Comune di Mori (Tn) Consulenza storica: Museo Storico Italiano della Guerra, Rovereto;

In collaborazione con:

Distretto Forestale di Mori, Alpini di Manzano e San Felice, Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale; Con l’aiuto di: Amici di Manzano, Valle San Felice, Bressanone, la S.A.T. di Mori, i ragazzi del Centro Diurno e delle scuole Medie di Mori;

DATI DIMENSIONALI:

SUPERFICIE AREA RECUPERATA: Circa 35.000 mq TRINCEE E CAMMINAMENTI RIPULITI E RESI PERCORRIBILI 1500 metri (è in corso il recupero di altri 200 metri in prossimità dei dormitori e della trincea che scende verso Valle San Felice); LUNGHEZZA PERCORSO DI VISITA: – 1 chilometro per il percorso lungo che segue la trincea attorno al caposaldo;

– 500 metri per il percorso breve che raggiunge i manufatti principali).

*****

Il lavoro, iniziato nel 2001 sulla cima del monte, ha visto il restauro di circa 2000 metri di camminamenti, il recupero di varie trincee, lo svuotamento dai detriti di alcune grotte e gallerie, per un totale di circa 8000 ore.

 

 

 

Il lavoro di recupero sta continuando sulle pendici del Grom e secondo le valutazioni dei promotori e dei volontari proseguirà poiché continue sono le scoperte nel fitto della vegetazione di nuove trincee, camminamenti, casematte e postazioni. Interessante e notevole l’aver messo in luce i resti molto leggibili delle cucine da parte di un gruppo di Amici provenienti dall’Alto Adige. Ciò significa che l’importanza dei lavori va oltre il nostro territorio.

Molte sono inoltre le visite di studio da parte di studenti di scuole e città diverse, che si stanno effettuando sul luogo, grazie anche ad una perfetta organizzazione dei funzionari del Museo Storico della Guerra di Rovereto ed alla nostra collaborazione. Sul sito è stata costruita una baracca di legno da adibire a deposito attrezzi. Quanto realizzato e si realizzerà in futuro è destinato a costituire un percorso turistico- storico per gli appassionati.

 

Rappresenterà anche un percorso della Memoria di ciò che è avvenuto in questi martoriati luoghi durante la guerra del 1915/18 rivolto soprattutto ai giovani per ricordare quanti hanno patito, sofferto e sono morti e che serva anche di monito e stimolo per una fratellanza fra tutti i popoli e Pace duratura.

 

L’area attualmente visitabile del caposaldo è frutto di un lungo lavoro di pulizia e ripristino.
La maggior parte degli interventi, concentrati nella parte sommitale, sono stati realizzati tra il 2001 e il 2009.
I primi interventi, iniziati nel 2001, hanno riguardato il ripristino degli accessi al monte, per consentire l’avvicinamento all’area di mezzi e macchinari : la Mulattiera, quasi impraticabile, che dalla chiesa di San Felice sale al Grom, è stata pulita dai sassi e dalla vegetazione che l’avevano ricoperta e il suo tracciato è stato allungato grazie a nuovi tratti scavati in vari punti e ricoperta di massi e boscaglia, è stata risistemata; un ulteriore sentiero che parte dal paese e vendita lungo il versante meridionale del monte è stato tracciato e lungo il percorso si sono recuperate le prime trincee.
E’ stata ripristinata anche alla stazione di arrivo della funicolare usata durante la guerra per il trasporto dei materiali.
In prossimità della cima, in un luogo nascosto dalla boscaglia gli Alpini hanno collocato una barracca di cantiere in lamiera, da utilizzare quale deposito per attrezzi.
A partire dal secondo anno di lavori, si sono resi necessari già i primi interventi di manutenzione dei sentieri e delle strade, migliorati e messi in sicurezza dei tratti più impegnativi.
Sono proseguiti poi gli interventi di disboscamento, di scavo di materiali franati, di pulizia di altri tratti di trincea.
Si è provveduto inoltre a collocare delle panche e dei tavoli per il ristoro in alcuni punti panoramici.
Il 2003 ha visto un buon avanzamento nel ripristino delle trincee principali del monte e da questo momento in poi, molti tratti sono stati sottoposti solo a manutenzione ordinaria, un lavoro che comunque richiede costanza, poichè si vuole evitare che al rapida crescita della vegetazione rischi di cancellare quanto fatto.
Nel corso dell’anno è stato terminato il recupero della trincea con vista su Valle San Felice e in autunno è stato disboscato l’ultimo anello di trincea che circonda la cima a difesa dell’osservatorio.
I lavori previsti dalla convenzione tra Alpini e Comune di Mori si concludono in anticipo.
Dato notevole il valore storico dei ritrovamenti, si decide di prorogare la più ampia zona pianeggiante che porta alla creazione di una radura per raduni e feste campestri; la ruota della vecchia croce in legno sulla cima con una nuova costruita da Franco Bertolinicon putrelle di ferro originali dell’epoca ritrovate durante i lavori. Spettacolare e avvincente fu la costruzione del basamento della stessa, per la quale si si avvalse di una teleferica improvvisata, ideata dagli amici di Manzano, che la resero possibile e funzionante con l’impiego dei loro trattori; si realizzò il pennone in ferro per l’esposizione della bandiera; il proseguimento della pulizia dell’anello di trincea di difesa dell’osservatorio nel suo dispiegarsi intorno alla sommità.
Tali opere vengono portate a compimento nel 2004 e 2005.
Gli Alpini a questo si impegnano nel voler restituire una visione completa di ciò che Nagià Grom era punto stato durante la guerra proseguendo il recupero ulteriormente di manufatti ancora celati dalla terra e dalla vegetazione e difficili da individuare per la mancanza di documentazione storica e fotografica.
In questa fase si mettono in luce nuovi tratti di trincee, vengonote dal materiale alcune caverne scavate nella roccia e si procede con lo svuotamento delle casematte e postazioni per mitragliatrice e artiglieria posti nel lato sud.
La baracca in lamiera, usata come attrezzi dagli alpini, è stata sostituita con una in legno che si adatta meglio nel paesaggio circostante.
Negli anni successivi viene individuato un sentiero abbandonato che da Mori Vecchio porta al Nagià Grom e comincia ad affacciarsi l’idea del suo recupero e messa in sicurezza al fine di creare una nuova via di accesso.
Il sentiero presenta un particolare interesse paesaggistico e storico in quanto, lungo il suo percorso, rivela la presenza di una lunga trincea in roccia, di ricoveri e di postazioni per mitragliatrici.

(Particolare della zona delle cucine, dopo l’intervento di pulizia)

Oltre alla consueta manutenzione del sito, vengono portati a termine alcuni significativi recuperi: è rimessa in luce la zona delle cucine ; sono individuati e ripuliti dalla vegetazione alcuni crateri di esplosioni provocate dalle artiglierie italiane del Baldo.
L’intervento più significativo è il ripristino di un osservatorio sul versante meridionale:
viene percorribile la trincea di accesso, ricostruita la copertura in legno, disboscata l’area circostante.
Sono inoltre collocate due croci : una in ferro donata dall’amico altoatesino Bruno Dorigatti restaurata da Alex Schwabl della Croce con targa commemorativa dei caduti dei tre bambini neri di Manzano morti nell’immediato dopoguerra a causa dell’esplosione di un residuo bellico.

L’area del Nagià Grom viene nel tempo dotato di una serie di indicazioni segnaletiche.
Inizialmente gli Alpini hanno collocato delle tabelle di legno su bali in larice con incise in giallo le località percorsi ei e hanno approntato delle bacheche in legno all’inizio dei sentieri di accesso al monte.

Nel 2006 l’amico Mario Tranquillini, cultore di avvenimenti storici ed esperto alpinista, sprona a por mano alla trincea che da Mori Vecchio si spinge fin sulle falde del Nagià, si collega a quelle esistenti per farne parte integrante.
Egli quella trincea l’ha ben chiara nella mente e le è anche riconoscente se non altro per avervi trovato riparo con la mamma durante le incursioni dei cacciabomardieri anglo-americani nella Seconda Guerra Mondiale tra il 1940/45.

L’invito fu subito accolto da Francesco. Entrambi avevano già considerato che detto manufatto entrava benissimo in un progetto molto più ampio, da loro vagheggiato da intitolare ” Da Mori al Lago di Garda in trincea “.

Questa prima parte di tragitto, tra Mori Vecchio e il monte Nagià Grom, è una trincea di grande interesse e suggestionività perchè è quasi totalmente scavata sulla parete rocciosa dominante la valle del Rio Cameras, ricca di postazioni e ricoveri in roccia, con arditi passaggi, attraversamenti di forre e stupendamente panoramica. Il suo ricupero si presentò assai arduo. Ma anche in questo evento gli Alpini non desistono: la disboscano, la ripuliscono, la ristrutturano e la percorribile in sicurezza con la posa di cordini, scalette, passerelle che ne fanno a tratti un sentiero attrezzato aggiungendo così un altro gioiello ai già tanti precedenti .

Queste ultime, nel 2009 sono state integrate con materiale informativo e pannelli di tipo storico e topografico realizzati in collaborazione col Museo Storico Italiano della Guerra.
Ulteriore intervento, realizzato tra il 2010 e il 2011 dal Servizio Conservazione della natura e valorizzazione ambientale, ha portato alla sistemazione della trincea di arroccamento che da Mori Vecchio sale al Nagià Grom grazie alla predisposizione di un sentiero attrezzato, alla posa di scale e cordini metallici nei punti esposti o pericolosi e alla generale messa in sicurezza del tracciato.
Fondamentale per tali lavori, la preventiva georeferenziazione con GPS condotta dagli Alpini.

( Provincia Autonoma di Trento “Rilievo Cucine e Cannoniera”)

Il recupero dell’area non si può dire concluso in senso assoluto, dato che le scoperte ei rivenimenti rimangono: recentemente ad esempio (2011/2012) è stata messa in luce una nuova postazione d’artiglieria e si sono trovati tracce di manufatti ad uso dormitorio e aree per baraccamenti.
Nel corso del 2013 si può concludere lo svutamento della cisterna da materiale di accumulo con posizionamento di un parapetto, il posizionamento di una copertura sull’area cucine, la creazione di una zona per il collegamento di un monumento , la creazione di un sentiero di visita dell’area dei dormitori.
Il percorso ripulito e recuperato dagli Alpini, richiede inoltre l’indispensabile manutenzione ordinaria, necessaria ad evitare che alla vegetazione ricopra di nuovo i manufatti, e che gli alpini si sono sempre impegnati a garantire.
Dopo tante ore passate sul Nagià Grom e tanta fatica, emerge ora un grande problema: l’area da gestire è molto vasta e sta diventando sempre più oneroso per gli alpini assicurare la propria costante presenza.




IL CAPOSALDO AUSTRO-UNGARICO DEL NAGIA’ GROM

La Valle di Gresta, è un’ antica via di transito secondaria per raggiungere il lago di Garda o tramite Arco la valle del Sarca. In tutta la valle, lungo i suoi pianori, sulle colline e promontori si possono trovare numerosi reperti storico-militari della Grande Guerra:

Trincee;
– Ricoveri blindati;
– Depositi d’acqua e di alimenti;
– Trincee e camminamenti e strade militari.

Un’escursione in questa valle può diventare un interessante e coinvolgente viaggio alla scoperta della storia trentina nel periodo della Grande Guerra.
Il Caposaldo del Nagià Grom (787 m) domina Mori, la valle di Loppio e la strada che sale a San Felice e Ronzo ed è per questo motivo che venne scelta dall’esercito Austro-ungarico nella primavera 1915 da prima come caposaldo avanzato ma ancora isolato.
Solamente nella seconda metà dello stesso anno e con la guerra italo-austriaca già in atto si decise di costruire una linea difensiva avanzate tra Nago e Isera.

Queste trincee sono visitabili grazie al lavoro di ripristino, fatto dal Gruppo Alpini “Remo Rizzardi” di Mori.




MAPPA VIRTUALE




IL METEO




RIPRISTINO

Ogni domenica si continua a segare, tagliare, sfoltire, sfrondare, accatastare, triturare, sudare ma anche imprecare finchè quanto programmato da ristrutturare sia tutto ben evidente e si abbia la possibilità di ammirare a 360° le bellezze del panorama all’orizzonte.
Contemporaneamente alcuni avviano le fasi più faticose di tutta l’opera. Con badili, picconi carriole e mani asportano tutto il materiale caduto all’interno delle caverne e quello franato dentro le trincee fino a riempierle completamente. Sovente si trovano dei reperti.

(Materiale di recupero)

Poche cose sfuggite ai ricuperanti, come schegge di bomba, una o due bombe inesplose, cartucce, caricatori, resti di attrezzi da lavoro, utensili da cucina e tanti barattoli per viveri cui si da solo importanza ai fini della catalogazione.

Quello che però attira maggiormente l’attenzione è per quanto resta degli oggetti personali di soldati e ufficiali, quali frammenti di bicchieri e brocche finemente lavorate, cocci di piattini e tazzine da caffè istoriate, resti di pipe col fornello in ceramica recante l’effigie di un principe regnante, montature di occhiali da vista, resti di armoniche a bocca.

Questi creano il pretesto per sospendere per un attimo la fatica e soffermarsi a riflettere su quelle relique e andare con pensiero a quegli sfortunati ragazzi, ai quali forse lo scoppio di una granata nemica ha spento improvvisamente la vita senza nemmeno la gioia di un’ultima fumata, di una suonata in compagnia oppure della lettura di un tanto atteso scritto dei propri cari o dell’amata.


(Lattine e cocci di vetro recuperati)

Quanti saranno stati i ragazzi rimasti sepolti da queste pietre che con immane fatica avevano sistemato a loro baluardo, schiacciati dall’impietosa legge della guerra? A quante sofferenze, patimenti, tribolazioni, dolori avranno assistito questi luoghi? Queste e mille domande vengono spontanee nei momenti di pausa.

Poi, con questi interrogativi, si riattacca nuovamente a tagliare, scavare, ripristinare, sudare sacramentando contro l’avvento destino di quei martiri travolti dalla sciagura. Ed è in questa situazione di comune fatica fisica e sofferenza dell’animo che nascono o si rinsaldano le vere amicizie.
E così che continua per anni. Molti abbandonano altri si uniscono. Fra i nuovi, oltre agli Alpini ci sono amici, studenti, scolari, nuclei di altre associazioni, estimatori  che per qualche domenica si rimboccano le maniche e si stancano di buon grado.
Notevole contributo sia manuale che storico arriva da impareggiabile gruppo di amici Altoatesini, guidati da Oswald Mederle, scrupolosamente documentato sulle vicende d’epoca della zona, con Bruno Dorigatti, Alexander Schwabl e altri, che dotati di muscoli vigorosi lasciano nella zona un segno tangibile del loro operato.


Con l’ausilio di tutti sono ripristinati camminamenti e trincee che in parte riacquistano il loro aspetto primitivo. Si rendono visitabili le postazioni per armi leggere e pesanti, la fuciliera, le caverne che furono scavate nella roccia e destinate a depositi, ricoveri o postazioni d’artiglieria, si dissotterra e si rende palese il complesso delle cucine con i fabbricati annessi, lavoro quest’ultimo che basterebbe ad appagare di tutte le fatiche profuse per la singolarità del rinvenimento.

Si provvede allo sgombrare dai detriti il basamento del potente generatore che alimentava di corrente elettrica tutto il caposaldo, l’adiacente cisterna per l’acqua, si sgomberò dai mastodontici massi e dai detriti la grande postazione per cannoni che a suo tempo era stata minata e fatta brillare non si sa da chi.




PERCORSI DI VISITA

Oltre alle attività di recupero, notevole è l’impegno del Gruppo Alpini per la promozione di feste ed escursioni per accogliere visitatori e scolaresche da tutta Italia e non solo.

E’ possibile visitare le fortificazioni del Monte Nagià Grom per tre distinti itinerari:

Le trincee rappresenta uno scenario per spettacoli teatrali e concerti.

Grazie alla collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, che da anni propone alle scuole attività didattiche in campo storico. Le classi sono invitate a dedicare un’intera giornata alla Grande Guerra in Trentino: al mattino i ragazzi effettuano un’escursione con un operatore didattico del Museo sul Nagià Grom dove hanno modo di vedere i resti dei manufatti realizzati dall’esercito austro-ungarico ma anche di riflettere sulle finalità del lavoro di recupero svolto in questi anni dagli alpini.

Nel pomeriggio l’attività si sposta al Museo della Guerra dove gli studenti analizzano oggetti e fotografie, riflettono sulla trasformazione del territorio durante la guerra, sul sistema di organizzazione delle trincee e sull’esperienza dei soldati che in esse si trovarono a vivere.


(Visita didattica del Liceo Cevoloni sui luoghi della Grande Guerra)

Poiché un lavoro di cosi grande rilevanza dovette e dovrà essere ampiamente pubblicizzato e proposto agli appassionati, gli Alpini si impegnarono a fare da guide lungo il tragitto, ormai reso accessibile, a quante più persone possibile per farlo conoscere e ammirare. Hanno organizzato più volte, con meta sul monte Nagià-Grom, gite domenicali per comitive titolate “camminando con gli Alpini in trincea”, hanno organizzato col concorso del gruppo sportivo “Corse Loppio” una corsa podistica con spettacolare percorso all’interno dei camminamenti. Promuovono con l’appoggio delle iniziative a carattere culturale della Provincia e con l’intervento di attori professionisti, spettacoli sul tema della grande guerra sempre magistralmente interpretati e di grande successo. Una di tali recite è stata messa in scena in notturna, sul palcoscenico naturale dei resti delle cucine, avente per fondale le rocce, le caverne e le trincee. La rappresentazione ha suscitato forti emozioni nel folto pubblico ivi presente, sia per la bravura degli attori che per gli effetti scenografici e sonori. L’avvenimento che ha destato maggior risonanza è stato quello dell’inaugurazione dell’opera compiuta sul monte Nagià-Grom. Per l’occasione si è riunita lassù una grande moltitudine di persone sia singole sia appartenenti ad associazioni estimatrici di ricostruzioni storiche e persone comuni desiderose di conoscere. Alla S. Messa, celebrata ai piedi della grande croce da Padre Martin di Lana, importante e austera figura di sacerdote dell’ordine Teutonico nel suo lungo mantello bianco, hanno assistito le delegazioni delle associazioni della Croce Nera Austriaca, dei Kaiserjäger, dei Landesschützen, dei Kaiserschützen, quelle di numerosi Gruppi dell’A .N. A., sportive, culturali e tanta, tanta gente. La funzione religiosa fu animata dal bravissimo coro parrocchiale di Manzano. Padre Martin benedì poi le due croci alla memoria. Fecero seguito le parole di compiacimento dell’assessore provinciale alla cultura Franco Panizza e del sindaco di Mori Mario Gurlini. Alexander Schwabl con i rappresentanti della Croce Nera Austriaca.

Nell’occasione furono conferite le onorificenze della Croce Nera Austriaca a Francesco Silli e a Mariano Ciaghi per il loro indefesso impegno. Ne seguì una stupenda giornata di festa allietata dalla banda Sociale di Mori-Brentonico e conclusa con una grande festosa tavolata comune.

Spartaco Avanzini e i due neodecorati Mariano Ciaghi e Francesco Silli

Grande merito agli effetti della divulgazione di tutta l’opera spetta al Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e in particolare al Direttore dott. Camillo Zadra, al Presidente dott. Alberto Miorandi e ai loro collaboratori che oltre a tenere conferenze pubbliche sull’argomento si adoperarono per la stesura, stampa, pubblicazione e larga distribuzione di un libretto guida del luogo. Il libretto riporta una panoramica dei lavori eseguiti corredata da fotografie una breve relazione storica sul caposaldo e gli itinerari per raggiungerli. L’interessamento del Museo per diffondere capillarmente la conoscenza del restauro si spinge ben oltre, provvedendone a suo tempo l’inserimento nel proprio sito internet inclusa una particolareggiata descrizione del recupero completata da informazioni utili per i visitatori. Cosi si intensificano le visite che saranno sempre più frequenti e numerose. Arriveranno lassù persone singole, gruppi, comitive locali, extra regionali e addirittura estere che nel corso della visita sosteranno per un momento alla baracca attrezzi, scelta come luogo di pausa, per esternare le loro entusiaste impressioni a qualcuno degli ex Alpini, quasi sempre presenti, o per fissarle sul libro delle firme.

Enorme effetto e meraviglia hanno destato sulle genti della valle le visite delle scolaresche provenienti da varie province d’Italia, che a partire dall’anno scolastico 2008 ad oggi e nei mesi propizi, si sono succedute senza tregua. Finora hanno percorso i camminamenti e presa visione dei manufatti circa 8000 studenti delle classi di terza media fino alle quinte superiori, accompagnati dai loro professori e dai preparatissimi operatori didattici del Museo. Ammirevole è il loro comportamento e il continuo desiderio di vedere, sapere, conoscere. Guardando i loro occhi a volte umidi e leggendo i commoventi pensieri impressi sul quaderno delle firme, si ha la netta impressione che conserveranno nella loro memoria il ricordo di quei piccoli, miseri, cari oggetti appartenuti alla vita di quei ragazzi perduta cento anni fa per la follia di qualche scellerato, nonché anche quello delle pietre, da sotto le quali sembra venire l’ultimo gemito ad invocare la mamma.

Come detto nelle premesse non è possibile nominare singolarmente tutti quelli che hanno condiviso le fatiche degli Alpini e dei loro appassionati amici di Mori, Manzano e Valle S. Felice. Ritengo doveroso citare almeno i Gruppi e le Associazioni che hanno risposto positivamente ed entusiasticamente all’invito di Francesco intervenendo con i loro inscritti o rappresentanti a “dare una mano” nei limiti del possibile: Bressanone, Bolzano, Lana ecc. gli appartenenti a questo speciale gruppo, dotati di possenti muscoli e tenace volontà, guidati da Oswald Mederle sono intervenuti ripetutamente in maniera ragguardevole. La S. A. T sezione di Mori con numerosi interventi. Gli Scout, giovani e non più giovani di Mori. La scuola del Centro Diurno di Tierno / Mori. La classe quinta di un Liceo di Padova. Singoli Schützen delle Compagnie di Rovereto e Arco. Associazioni culturale e sportive di Valle S. Felice e di Pannone.

Mentre i più fortunati proseguivano nell’opera, purtroppo qualche “Vecio” ha abbandonato per “ANDARE AVANTI “.
Ci mancheranno il loro buonumore e le loro vigorose braccia ma il loro ricordo sarà sempre vivo nella nostra Memoria.

Ciao a:

Francesco GIRARDELLI ……. da Valle S. Felice

Fedele BERTOLINI ……….….. da Manzano

Gianni TURELLA ……………… da Mori

GIOACCHINO BERTOLINI … da Manzano

e purtroppo anche FRANCESCO SILLI da Mori

 

A cura di
                                                                                                         Spartaco Avanzini




INFORMAZIONI

Le strade che portano alle Trincee Nagià Grom in auto, in treno, scegli tu come venire; qui trovi tutte le informazioni che ti servono: arrivare qui è facilissimo!

In Auto
Autostrada A22 Brennero-Modena Uscire sia proveniente da nord che da sud
all’uscita autostradale Rovereto sud, alla rotonda, prendi per Mori/Arco/Riva del Garda proseguendo diritto su Viadotto Sovrapasso A22, continua su Galleria Tierno, dopodiché svolta leggermente a sinistra e imbocca SS240 che porta al Lago di Garda, si arriva ad una rotonda prima di localita’ Loppio svolta a destra verso SP88 (inizia al Val di Gresta (Tn), continua a seguire la strada, passato il paese di Valle San Felice svolta a destra ed in bocca la Via Faè/SP45 strada per Manzano.
Seguire la strada fino ad arrivare ad un bivio per Manzano e Nomesione, a questo punto siete ARRIVATI, sulla destra si trova l’entrata delle Trincee.

In Treno
Linea Ferroviaria Brennero-Verona – scendere a Rovereto o Mori e prendere autobus.
Trentino Trasporti direzione Mori/Riva del Garda/Ronzo Chienis.

MATERIALE INFORMATIVO