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L'Evacuazione dei Paesi e dei Profughi

Dal maggio del 1915, allo scoppio della guerra con l’Italia le aree limitrofe al confine vennero evacuate e la popolazione civile allontanata. 
La stessa sorte toccò anche ai paesi della Val di Gresta, Mori e Rovereto.
Dai centri abitati attraversati dalle linee austro-ungariche dovettero partire più di 70.000 persone: un parte di loro trovò ospitalità nelle campagne della Boemia e della Moravia; altre decine di migliaia vennero concentrate in grandi campi, come quelli di Mitterndorf e Braunau am Inn, vere e proprie “città di legno” che arrivano a contenere 20 mila sfollati. Nelle baracche la miseria, l’indigenza, la mortalità raggiunsero proporzioni enormi e si instaurarono per la prima volta forme di militarizzazione della vita civile.

 

Agli ultimi di maggio 
siam partiti da Rovereto
con dei straci nel sacheto
e colla passion al cuor.

Tutti uniti alla stazione salutiam la via Rosmini
per cuei cani dassasini
siam direti verso il nord.

Poi saliam in ferovia
in un bel compartimento
che mandava un tal fermento
de bovini ed altro ancor

e la dentro in barilati
alla foggia di sardelle
ci danzavan le budelle
con quei svalzeri allo scoc

perdipiu' nel mio vagone
si e' diffuso un po' il colera
l'immondizie cherra per tera
mandavan grande odor.

Il grand mostro ci portava 
nel furor della sua corsa
sempre piu' stringea la morsa
via correndo verso il nord

Finalmente il primo giugno si mostrava il ciel cortese
dismontiamo in un paese 
che sichiama Miterdorf

Ai canceli ci aspetava
una trupa bene armata
colla voce alterata
ci gridava avanti. mars.

Arivati alfabricone
cosi carichi di fardeli
come tanti somareli
affamati come i can

un buon te ci fu servito
che pareva medicina 
lera vera camamila
colle foglie di sanbuc

sta ultimandosi la chiesa
dal aspeto parochiale
che si poson maritare
venti giovani al di'

ma sicome siamo in guera
e li uomini son meno 
lifaremo far di legno
e la selta le fara'

In sul finir di maggio
coll'animo angosiato 
la cara nostra patria
abbiamo abbandonata

Sedici mesi scorsero
sempre sperando in Dio
di riveder noi miseri
il caro sul natio 

Ma il fatto inesorabile
ancor pel crin ci afferra
il fatto che noi profughi
mando' in estrannia terra

Anche ame morbo perfido
fesender nella bara
lontano dalla patria 
una sorella cara

Orson qui solitario
cor fier dolor inpeto
Oh! Dio fa che non muoia
lungi dal patrio tetto

Augelleti che cantate
con gorghegi cosi belli
de tacete che con quelli
voi cifate assai sofrir

La mia patria ramentatte
cosi' bella e cara tanto
ove il dolce vostro canto
anoi pur piacea udir

Alla patria mia volate
Tutta bella e tutta fiori
E le dite che nel cuore
Dei profughi ella ha il suo altar

Sulle fosse abbandonate
Disendete i nostri morti 
Racontatte quanti torti
Il desti' ci fa sofrir

Mentre noi alme angosiate
Sospiriam il lietto giorno
Che vedremo di ritorno
Le lor tombe a benedir

Augelleti che cantate
Con gorghegio cosi' bello
Ci attendete al patrio stello
E in siem potrem cantar.

Altri 30.000 trentini, abitanti nei paesi occupati dall’esercito italiano, tra il 1915 ed il 1916 vennero evacuati verso sud in diverse località della penisola.

I centri evacuati vennero occupati dai militari e subirono intensi bombardamenti da parte delle artiglierie che li danneggiarono gravemente riducendoli spesso a cumuli di rovine.
Era da qualche giorno che i paesi si trovavano deserti di uomini quando nella notte del 27 maggio 1915 si sentì bussare fortemente alle porte ed era il segnale della partenza. 
Ancor quel giorno si doveva
 partire e portare con se anche le bestie. 
C’era ordine
 di prendersi da mangiare solo per cinque giorni e di non aver con se più di un pacchetto di cinque chili. 
Non è certo possibile descrivere la costernazione e la confusione di tutti a quell’improvvisa sciagura. 
La gente era quasi fuori di se e non sapeva quello che si faceva. 
Abbiamo trascinato in qualche modo
 la roba negli avvolti credendo che fosse sicura poi ci abbiamo preparato in qualche modo un po’ di mangiare e poi col nostro fagotto sulle spalle come tanti pellegrini abbiamo abbandonato a malincuore la nostra casa e il nostro caro paesello natio dove abbiamo passato tanti belli anni felici per avviarci alla stazione di Rovereto[…] 
Alla fine fummo invagonati come le bestie e siamo stati sul viaggio
 alcuni giorni, poi ci hanno scarmigliati un pochi in mezzo a gente tedesca che non poteva intenderci neppure una parola. […] Finalmente dopo tre mesi ci riunirono tutti nel campo di Mittendorf ci avevano preparato le baracche ma queste essendo poche 
e le persone tante ci avevano messo in quattro cinque famiglie a dormire in una piccola camera.

Dalla memoria di Melania Moiola,“Scritture di guerra” n. 5, 
Museo storico in Trento -
 Museo Storico Italiano della Guerra, 199
6.

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Molina di Mori e le Seghe Prime, 1919
[Archivio fotografico Museo della Guerra, MGR 125/73]
Campo profughi di Braunau am Inn [MGR 120/54]

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